I documenti sono partiti da più di un mese, si trattiene il respiro in attesa che la chiamata arrivi. Non sappiamo ancora dove è stato depositato il nostro dossier, la proiezione riguarda ancora tutta la Russia.
E' giovedì, inizio mese, nei miei giri mi avvicino alla sede dell'ente, ho già telefonato una settimana fa e mi hanno risposto che è ancora troppo presto.
Salgo? A che serve?- dice la vocina razionale. Alla fine vince l'altra, spero di trovare la signora più simpatica, vado.
L'espressione è dolce, comprensiva, ma la risposta è la stessa, anzi, peggio "Può passare una settimana, un mese o 3-4...".
Segue un fine settimana di quelli con umore nerissimo.
Il lunedì mattina io sono impegnata a casa, Gianluca esce per rientrare in serata. Dopo una decina di minuti sento aprire la porta, lui entra nella stanza, ha uno sguardo stravolto, il mio primo pensiero è -lo hanno derubato!-
Mi spara a bruciapelo -tra una settimana partiamo per Mosca, andiamo a conoscere il bambino!-
Quel lunedì mattina la vita è esplosa come una bomba, all’improvviso e niente è stato più come prima.
Non ho parole per dire quello che ho sentito, gioia, sollievo, stupore e meraviglia, travolgimento e emozione profonda. Improvvisamente tutte le incertezze e i dubbi, le paure e le ansie, tutto è passato in secondo piano. Avremmo conosciuto nostro figlio/a, il momento desiderato e sognato per tanto tempo era arrivato.
27 mesi, ho fatto il conto preciso e in barba alla mia teoria dei numeri pari, la telefonata è arrivata il 7 marzo, l’incontro con il bimbo è previsto per il 17.
Il primo giorno è stato di euforia pazzesca, credo di avere telefonato a tutto il mondo, qualcuno avrà pure pensato che ero fuori di testa e in effetti lo ero.
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